Domande sulla chirurgia.

Chirurgia orale e implantologia

In questo Studio si effettuano interventi chirurgici in anestesia locale con gli stessi criteri di sterilità della sala operatoria. Chieda al medico la possibilità di avvalersi delle più moderne tecniche chirurgiche e biomateriali innovativi per conservare più a lungo i Suoi denti, di solito estratti in Studi meno qualificati, o per inserire impianti in titanio puro per stabilizzare i vari tipi di protesi.

Chirurgia parodontale
Si tratta dell’ultima fase del trattamento parodontale. Dopo la levigatura radicolare, qualora dovessero residuare tasche superiori a 4 millimetri di profondità, il parodontologo dovrà eliminarle chirurgicamente poiché altrimenti si andrebbe a favorire il ricettacolo di germi patogeni e l’ulteriore approfondimento delle tasche. Quindi la chirurgia parodontale é volta ad eliminare l’ambiente che protegge i germi (la tasca) e determina un aggravamento della malattia parodontale. Un elemento fondamentale per un buon decorso post operatorio é un perfetto controllo di placca da parte del paziente.
La prevenzione della malattia parodontale
Prevenzione primaria della malattia parodontale
Misure adottate dal soggetto sano per impedire l’insorgere della malattia gengivale.
Le parodontiti sono sempre precedute da gengiviti indotte da placca batterica per cui si impone, in questi casi, il controllo di placca. Si ricorda che se la rimozione della placca sopragengivale é appannaggio del paziente, quella della placca sottogengivale é di competenza del dentista.
La caratteristica tipica della prevenzione primaria é l’informazione del ruolo che riveste la placca sulla genesi della malattia parodontale e dunque la motivazione del paziente per una frequenza costante di visite periodiche dal dentista e un corretto spazzolamento del complesso dento-gengivale.
La motivazione del paziente passa attraverso le seguenti fasi: ignoranza, conoscenza, interessamento, motivazione, azione, abitudine.
Altro elemento essenziale della p.p. é l’identificazione dei soggetti a rischio che oggi si avvale anche di test genetici salivari
Prevenzione secondaria della parodontopatia
È il controllo della infiammazione gengivale per impedire la comparsa di parodontite. Comprende:
L’ablazione del tartaro e la levigatura radicolare per eliminare i microbi dalla superficie dentale.
Terapia antibiotica e antimicromica (colluttori a base di clorexidina) per eliminare i microbi presenti nel solco gengivale
Farmaci in grado di modificare la risposta dell’ospite (qui la ricerca deve ancora fare passi in avanti)
Da Dental Cadmos 12/200; 31
Prevenzione terziaria
Riguarda l’eliminazione delle tasche parodontali (lo scollamento della gengiva dal dente e dell’osso alveolare che si riassorbe verticalmente e orizzontalmente). L’eliminazione delle tasche parodontali superiori a 4 mm. é essenzialmente chirurgica e previene l’espulsione del dente che si verifica nei casi di parodontopatia avanzata. Esiste quindi un punto di non ritorno della malattia parodontale che quasi sempre coincide con una vistosa mobilità dei denti (la mobilità dei molari é difficilmente recuperabile).
Il fumo e le gengive
E’ stato provato che i fumatori hanno una più rapida progressione delle patologie parodontali e incrementano gl insuccessi degli impianti endossei.
I meccanismi di interferenza del fumo sulla la biologia dei tessuti parodontali sono due: vasocostrizione e alterazione delle risposte immunitarie (leucociti, macrofagi e IgG2).
Da Position Paper dell’ American Academy of Periodontology J. Periodontology 1996; 67: 51-6
Farmaci che danneggiano le gengive
Su Salute di Repubblica del 20.07.2000 c’è un articolo che parla del fenomeno di rigonfiamento delle gengive a seguito dell’assunzione di farmaci particolari come gli anticomiziali (contro l’epilessia), immunisoppressori (usati nei trapianti) e i calcio antagonisti (usati nelle malattie cardiovascolari e polmonari).
Levigatura radicolare
E’ l’eliminazione dei depositi duri e molli sottogengivali cioé del cemento rammollito e infetto presente nel versante dentale della tasca e del tessuto necrotico epiteliare presente nel versante gengivale della tasca.
Ricreare osso attorno all’impianto o al dente.
Ci sono delle circostanze in cui l’odontoiatra ha necessità di avere una maggior quota di osso:
In caso di implantologia quando attorno all’impianto c’é scarsa quantità di osso e viene posto in pericolo il futuro dell’impianto stesso.
In caso attorno al dente ci siano dei difetti ossei importanti a una o più pareti
In caso di estrazione di denti che porterà un riassorbimento dell’osso alveolare.
In tutti questi casi, é possibile rigenerare tessuto osseo.
Sono state messe a punto delle sostanze che inducono la formazione di tessuto osseo definite fattori di crescita o proteine morfogenetiche che vanno a stimolare la formazione di osso.
Nei difetti “a una parete” (compromissione semplice dell’osso attorno al dente) abbiamo a disposizione una proteina chiamata Amelogenina che favorisce la crescita di nuovo tessuto di attacco (osso e connettivo attorno al dente); l’applicazione di questa sostanza viene effettuata con l’impiego di membrane riassorbibili . Sono comunque allo studio altri fattori di crescita ed è possibile che nel primo decennio del nuovo millennio si troverà la soluzione definitiva dei problemi legati ad un eccessivo assorbimento di osso mascellare.
Di solito il gonfiore associato all’uso dei farmaci suddetti è legato anche alla presenza di placca (biofilm) e tartaro nel solco gengivale.
Quindi i rimedi una sintomatologia di questo tipo sono.
– sospensione o cambiamento della terapia laddove possibile
– igiene e controllo di placca professionale e domiciliare perfetti
– chirurgia resettiva (gengivectomia)
Reimpianto
Consiste nell’estrazione del dente, controllare il problema che ha causato la lesione, la cura della radice ed infine riposizionamento del dente nell’alveolo.
Si tenta solo quando non è più possibile curare il dente e l’unica soluzione è l’estrazione.
Estrazione
Quando estrarre i denti del giudizio.
I dentisti, come del resto qualsiasi essere umano, porta con sé molte convinzioni sulle quali comunque si può e si deve discutere. Prendiamo la questione se estrarre o meno i denti del giudizio. Spesso gli ottavi sono dei inutili, qualche volta fastidiosi, per cui gran parte dei dentisti ne consiglia l’estrazione al primo apparire di problema. Ma è davvero utile estrarli se non danno fastidio?
Le linee guida pubblicate dal National Institute for Clinical Excellence britannico parla dei casi specifici in cui é indicata l’estrazione:
carie gravi che si formano di continuo,
– osteomieliti (infiammazione grave dell’osso),
– tumori alla bocca
– infiammazioni della gengiva.